Diamanti e ciliegie

E' un romanzo, ma anche un viaggio e un documento.

Due storie procedono su binari paralleli ma in senso contrario. Una dal passato verso il presente, l’altra dal presente alla ricerca del passato, fino ad incontrarsi per un momento, in un turbine di sbandamento, e poi riprendere ognuna il proprio percorso, come treni con mete diverse.

Livia, una giovane milanese, scende nel Salento per vendere una masseria di proprietà della sua famiglia d’origine, ma anche per concedersi una vacanza, da turista.

Uno strano diario di suo nonno Ignazio, intrigante e incompleto, letto in precedenza, la sollecita a indagare nei luoghi della memoria, così che la protagonista si trova faccia a faccia con una vicenda familiare tanto affascinante quanto sconvolgente.

 

  Presente e passato vivono e rivivono in un’alternanza quasi geometrica per tracciare i mutamenti inesorabili del tempo e il perdurare dei sentimenti umani, sempre uguali.

La società borghese salentina del primo Novecento, orgogliosa, statica, conservatrice, si aggira pigra e sonnolenta, tra comode case e avare proprietà terriere, ammantata del suo perbenismo, incontrandosi e scontrandosi giornalmente col povero e sottomesso mondo contadino, geloso custode di valori e tradizioni, che continua tuttavia ad esercitare un ruolo fondamentale nell’economia di un territorio arido ed arretrato.  

Sotto l’apparente sereno scorrere del tempo serpeggia in tutto il romanzo l’eterna fatica del vivere, diversa nelle due categorie sociali, ed un diffuso egoismo di fondo.

Alla fine, la vita riserva sconfitte personali e familiari: i Galiano, che sono vissuti blindati nella propria torre d’avorio, ben lontani da implicazioni politiche, sono destinati a sparire, mentre altre famiglie si fanno strada attraverso la spregiudicata intraprendenza delle giovani generazioni.  

E’un viaggio

Livia, la giovane protagonista, scopre il Salento con gli occhi avidi del viandante curioso e la leggerezza del turista. Le fa da guida Dario, un giovane del posto che, galvanizzato dall’insolito ruolo, le procura esperienze imprevedibili entro scenari poco noti, le fa vivere la realtà contadina, col suo lavoro e il suo linguaggio, la rende partecipe di un’avventura irripetibile.

Per dieci giorni i due percorrono in lungo e in largo l’estremo lembo d’Italia: l’entroterra denso di colture e pregno di effluvi, la costa sempre nuova e sorprendente nella sua varietà, i paesi dalle candide case e le stradine linde. Ed il mare sui due versanti: lo Ionio che appaga i sensi, l’Adriatico che inquieta per essere in comune con l’altra vicinissima sponda dell’Oriente.

E’ un viaggio rapido e lieve nell’arte, nella cultura, nelle tradizioni, nel costume, nell’elaborazione culinaria, in un continuo parallelo confronto tra passato e presente, venato di nostalgia il primo, compiaciuto del rinnovamento il secondo.

Ma è anche un viaggio nella storia della prima metà del Novecento: una storia marginale, dove la guerra, le leggi, la politica giungono come echi lontani e dove ognuno si ritaglia la propria parte di esistenza come meglio può, in assenza di grandi azioni e ideali.

E’ un documento

Nessuna immaginazione nella descrizione degli ambienti di entrambe le categorie sociali, nell’analisi dell’esistenza e del lavoro contadino, della vita e della mentalità dei proprietari. Chi scrive è stata testimone di luoghi e circostanze, nonché di avvenimenti ed episodi simili a quelli descritti. I quaderni contabili di don Tancredi, sotto altro nome, esistono davvero, rappresentano un documento di quella che è stata la gestione dei terreni agricoli nel Salento fino agli anni cinquanta.

Dai rapporti di colonia all’avvento delle macchine, dalla nascita delle Cooperative al decollo dei vini DOC, il libro percorre le tappe fondamentali dell’economia rurale del Sud pugliese, lasciando intravedere anche le nuove attività, le imprese innovative, la svolta vincente del turismo.

Resta bella e immutabile la campagna salentina: sublime e perenne equilibrio tra insopprimibile forza della natura e caparbia volontà dell’uomo.