Con gli occhi offuscati dalle lacrime tutti guardavano innanzi senza voltarsi, in silenzio. Il crepuscolo incombeva. Le detonazioni si diradavano, ma i roghi sparsi diventavano più vividi.

E poi venne il buio. Nel cielo non c’erano stelle. “Ci sono cadute tutte addosso - pensò padre Dionigi - come nella profezia dell’Apocalisse".


Solo allora

cadranno le stelle


In una fredda alba invernale il monaco benedettino padre Dionigi scende nel chiostro del monastero per prendersi cura delle sue rose. Uno stormo di aerei da combattimento sorvola in perlustrazione il territorio di Cassino, da mesi sotto l’attacco degli alleati e difeso palmo a palmo dai tedeschi lungo tutta la linea Gustav. È l’alba del 15 febbraio 1944 e padre Dionigi non sa ancora che quello sarà l’ultimo giorno dell’abbazia millenaria di Montecassino.

 

All’interno del monastero i rifugiati attendono alle loro mansioni giornaliere. Tra quelli, quattro ragazzi: Gilberto, frutto di un amore passeggero tra un soldato della prima guerra mondiale e una crocerossina del Carso; Ennio, Sabina ed Emilia, figli di italiani in Libia, imbarcati insieme ad altri 13.000 bambini per quella che doveva essere una breve vacanza nelle colonie fasciste e poi rimpatriati – a causa della guerra – dopo sette anni. Uno strano destino li fa incontrare per pochi mesi in un percorso di vita comune. Ognuno di loro una storia, un temperamento, un progetto, un fato.


Annalisa Bari incide a tratti forti il racconto in bianco e nero di quel fatidico giorno dipinge a colori le singole vicende dei personaggi. Ed ecco che la Storia si combina con le storie, in un affresco di grandi eventi e di quotidianità, di azioni audaci e di gesti imbelli, di forza e di tenerezza, di resistenza e di malinconia. Un romanzo storico dove il vero genera il verosimile e il verosimile dà vigore al vero.


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